@22@novembre 2007
Autogol italiano sulla pena capitale
Pio d'Emilia
Tokyo
 La ringraziamo per averci voluto informare della sua nobile iniziativa, ma per quanto riguarda l'argomento in questione, le iniziative che coinvolgono direttamente le nostre istituzioni vengono decise direttamente dal governo italiano, ed in particolare, dal ministro degli esteri. Traduzione: a meno di un intervento del ministro D'Alema in persona (che sinora, nonostante le pressioni di Emma Bonino, non e` arrivato) l'Istituto italiano di cultura non e` disponibile per un convegno sulla pena di morte. Incredibile, ma vero. E succede a Tokyo, uno dei paesi dove la pena di morte e` ancora praticata, e in forme particolarmente crudeli.
La lettera, firmata da Aldo Amati, ministro consigliere dell'ambasciata italiana a Tokyo, e` indirizzata ad Angelo De Rosa, direttore de Lo Studiolo, una piccola ma attiva associazione culturale che da anni approfitta della popolarita` della cultura italiana (l'italiano e` la seconda lingua piu` studiata, dopo l'inglese) e anziche` puntare sui corsi di cucina, moda e bel canto, vola alto e nei suoi corsi affronta i temi sociali. Anche quelli piu delicati. Come quello della pena di morte, che in Giappone e` tabu, nonostante qualche timido tentativo di riflessione ( di recente un giudice pentito ha rivelato di essere stato costretto a firmare una condanna a morte dai suoi superiori, pur essendo convinto dell'innocenza dell'imputato), che potrebbe essere valorizzato approfittando della discussione all'Onu della proposta di moratoria internazionale, di cui l'Italia e` alfiere. Una grande occasione per l'Istituto di cultura, dove si tengono centinaia di eventi, dai corsi di cucina alle sfilate di moda, e dove l'Italia potrebbe promuovere anche le sue battaglie civili. Ma all'ambasciata non la pensano cosi`.
Angelo De Rosa, che lo scorso giugno ha organizzato un primo convegno sul tema accontentandosi della sala di un grande magazzino, aveva chiesto da mesi la disponibilita` dell'Istituto di cultura, divenuto, dopo la fine delle polemiche sul suo colore troppo sgargiante, uno dei centri culturali piu` attivi di Tokyo. E il direttore dell'Istituto, Umberto Donati, aveva inizialmente manifestato ampia disponibilita, almeno a parole. Ma al momento di fissare data, contenuti e invitati ha dovuto alzare le mani. La decisione finale su temi delicati come questo spetta all'ambasciata. Che a sua volta rimanda la palla al ministero.
Abbiamo piu volte chiesto un appuntamento, ma ne` l'ambasciatore Mario Bova ( area Ds, in procinto di lasciare il paese per un prestigioso incarico) ne` altri funzionari hanno voluto rilasciare dichiarazioni. E' un'occasione persa, sono stupito - si lamenta Angelo De Rosa - e indignato. Non riesco a capire perche` vi sia questo veto, e perche` nessuno abbia la cortesia di spiegarcelo. Capisco che l'argomento e` delicato, ma e` pur sempre una priorita` nell'agenda della politica estera del nostro Governo. Non volevamo fare un convegno a senso unico, ma un dibattito. E avevamo pensato che proprio l'autorevolezza e la popolarita` dell'Istituto potesse garantirne visibilita` e successo. Nella sua richiesta di collaborazione all'ambasciata, De Rosa si era dichiarato disponibile a concordare l'ordine dei lavori e la lista degli invitati. Ma non c'e` stato, finora, niente da fare. Solo la lettera del ministro Amati, seguita dal silenzio piu` assoluto. Spero che il ministro D'Alema - auspica De Rosa, che ha chiesto l'aiuto di associazioni come Nessuno tocchi Caino e Coalizione italiana contro la pena di morte - voglia intervenire di persona. La situazione qui sta timidamente cambiando e l'immagine dell'Italia e dell'Istituto non possono che uscire rafforzate se decidono di cavalcare con coraggio e coerenza questa battaglia di civilta`.